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Intervallo Marzolino
Ricetta di marzo: prendete un piccolissimo ramoscello di mimosa, aggiungete un po' di praline di finissima qualità (q.b.), rifinite con un omaggio al nostro saper fare, alla sapienza femminile che da secoli spazia in tutti i campi e ancora pochi lo sanno, in tanti non se ne capacitano. Una Rita Levi Montalcini da sola non fa primavera, libri, cd, film fatti da donne, scritti da autrici, cantati da artiste, tutto questo, sì, annuncia una nuova stagione.
Quindi, non riempite(ci) le dispense (solo) di calorie, non saccheggiate troppo i fioristi, guardiamo oltre. “Soror mea, sponsa mea. Arte e musica nei conventi femminili in Italia tra Cinque e Seicento” è un agile volume che propone gli atti di un convegno svoltosi a Bologna cinque anni fa. Lo cura Candace Smith, un'autorità in questo campo, per l'editore Il Poligrafo (che ha una collana “Soggetti rivelati” interamente dedicata alla cultura e alla storia delle donne). Gli atti hanno un vantaggio, riportano singole relazioni che si leggono bene, come capitoli a sé stanti o come perle di una collana legate dallo stesso filo. Il filo è un tema curioso: la pratica delle arti (musica, pittura, letteratura) nei conventi femminili del Seicento. Quelle mura claustrali, per noi simbolo di una privazione, spesso non scelte, ma subite, racchiudevano un fiorire di attività intellettuali. Le monache, ancorché invisibili, chiuse da portoni, nascoste da grate, si dedicavano ad attività “maschili” come l'arte e la cultura, le donne laiche si occupavano della famiglia e della casa. Così, la curiosità e la costanza di varie studiose -diverse con base a Bologna, da Gabriella Zarri, a Gianna Pomata a Vera Fortunati- ha fatto emergere dall'oblio un tesoro nascosto. Nel volume, edito grazie al sostegno della Fondazione del Monte e della Fondazione Carisbo, Helen Hills racconta gli spazi interni dei monasteri (un viaggio affascinante tra celle, altari, cappelline, cori e, infine, la chiesa riservata alle sole monache ma collegata alla chiesa esterna, che permetteva di vedere senza essere viste). Francesca Rigotti e Adriana Cavarero parlano della voce delle donne, mentre Candace Smith affronta il repertorio composto dalle monache, che scrivevano per le loro consorelle, valenti cantrici e musiciste. Maria Grazia Carlone dedica un capitolo all'iconografia delle suore musiciste ricco di curiosità. Il volume si chiude con un'ampia discografia, dove la parte del leone la fa Cappella Artemisia, ensemble che in questi anni ha prodotto sei cd di musica delle e per le monache, nato a Bologna grazie alla tenacia di Candace Smith, specializzato in questo repertorio che “filologicamente” fa eseguire solo a donne, cantanti e musiciste. Allegato c'è un cd che raccoglie diciannove brani per un'ora di musica “celestiale”.
Un'altra, brevissima segnalazione. Da non perdere il cd “Carmina Burana. Sacri sarcasmi” (Arcana) in cui l'ensemble La Reverdie, nato nel 1986, per iniziativa di due coppie di giovani sorelle, Claudia e Lidia Caffagni, da una parte, ed Elisabetta ed Ella de Mircovich, dall'altra, completato in questo caso da quattro cantori (Doron David Sherwin, Andrea Favari, Paolo Borgonovo e Matteo Zenatti) affronta il famoso Codex Buranus che alterna musica sacra e profana con una disinvoltura talmente audace da mandare in crisi le convinzioni di chi vede ancora si ostina a ritenere il Medioevo un periodo chiuso in un bozzolo di religiosità superstiziosa. Qui incontriamo (anche) testi licenziosi, considerazioni disincantate, raffinati doppi sensi e versi triviali. Completa l'esecuzione un libretto con un colto inquadramento del tutto e la traduzione dei canti che sono, ovviamente, in latino.
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