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Il Comm. a Bologna: una sconfitta con possibili effetti “salutari” PDF Stampa E-mail
mercoled́ 24 febbraio 2010

 

 

 

 

Il Commissario a Bologna: una sconfitta con possibili effetti “salutari”



Si è insediato in Comune il Commissario e quindi i cittadini bolognesi hanno nuovi referenti per la salute pubblica. Oltre al Commissario, che assume le funzioni di “autorità sanitaria locale” attribuite al Sindaco dalla legge, c’è il sub-commissario Raffaele Ricciardi con la delega alla sanità e all’integrazione delle politiche sociosanitarie e Michele Formiglio con quella all’ambiente. Si aggiungono le deleghe alla mobilità sempre a Michele Formiglio e alla partecipazione al Commissario vicario Sergio Porena. Sono deleghe a funzioni tra loro interagenti, che richiedono integrazione e coordinamento per un’efficace azione di promozione e tutela della salute. Potrà sembrare che tutto questo non modifichi sostanzialmente il precedente assetto dell’esecutivo, ma non va trascurato che sono cambiate le persone cui fanno capo le decisioni, per cui c’è da augurarsi siano adottate strategie per la salute diverse da quelle delle Amministrazioni Cofferati e Delbono.
Non credo debbano esservi limiti all’azione della gestione commissariale, assommando le funzioni del Sindaco, della Giunta e del Consiglio. Nel tempo a disposizione del Commissario, circa un anno, è necessario individuare le priorità per la difesa della salute pubblica, con iniziative urgenti anche se gli effetti si verificheranno oltre tale arco temporale. Ecco allora un elenco di provvedimenti non dilazionabili, che c’è da augurarsi giunga all’attenzione del Commissario. Inquinamento atmosferico: 1) pedonalizzazione dell’intero centro storico e non della sola parte interna alle mura del Mille, data l’uniformità dei caratteri urbanistici; 2) potenziamento del trasporto pubblico, da non privatizzare, per disincentivare quello motorizzato privato; 3) controllo e adeguamento alle norme sui combustibili delle centrali termiche pubbliche e private; 4) graduale riduzione dell’incenerimento dei rifiuti urbani, in concomitanza all’avvio della filiera gestione rifiuti prescritta dalle direttive europee; 5) opposizione agli aiuti di Stato (CIP-6) che, in contrasto con le norme europee, incentivano inceneritori che non ricorrono a fonti rinnovabili ( i rifiuti non sono tra queste ai sensi della Direttiva 2001/77/CE), disincentivano le buone pratiche, costituiscono un onere aggiuntivo per gli utenti dell’energia elettrica ed emettono in atmosfera molecole nocive;  6) divieto di nuovi inceneritori e di ampliamento di quelli esistenti. Gestione dei rifiuti urbani: 1) potenziamento della raccolta differenziata (secondo il D.Lgs. 152/2006: 45% entro il 2008 e 65% entro il 2012); 2) avvio della realizzazione della filiera per la gestione rifiuti prescritta dalla Direttiva 2008/98/CE, che privilegia il riciclaggi e il recupero rispetto all’incenerimento; 3) riduzione dello smaltimento in discarica, che secondo le direttive europee avrebbe dovuto ridursi del 50% rispetto al 1995 entro luglio 2009 e del 65% entro il 2016. Inquinamento acustico: 1) aggiornamento della zonizzazione acustica; 2) aggiornamento del Regolamento comunale per la prevenzione del rumore, con particolare riferimento alle sorgenti acustiche zonali. Rifornimento idropotabile: 1) riportare il servizio alla gestione interamente  pubblica; 2) sostituire le condotte in cemento-amianto; 3) eliminare o almeno ridurre le perdite della rete idrica. Partecipazione alla gestione dei rischi ambientali: 1) informazione pubblica e comunicazione dei rischi; 2) partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni comunali per la gestione dei rischi stessi; 3) definizione di sedi e regole che permettano la più ampia partecipazione
La necessità di queste azioni è sostenuta da evidenze scientifiche che attribuiscono rischi per la salute alle criticità ambientali cittadine da tempo note; sul Comune, per le ampie competenze che ha sull’ambientale, ricadono precise responsabilità
Non può essere trascurata infine, in materia di assistenza sanitaria, la nota e diffusa protesta dei cittadini dovuta ai lunghi tempi di attesa per accedere alle prestazioni diagnostiche e specialistiche.
Si tratta indubbiamente di azioni complesse, rese difficili anche dalla carenza nel recente passato di provvedimenti adeguati  per la promozione e tutela del binomio ambiente-salute, con conseguente aumento dei rischi. Un buona ragione per non attendere oltre, anche se, come già detto, gli effetti positivi per la salute pubblica si verificheranno in tempi medio-lunghi.

Antonio Faggioli
23 Febbraio 2010.

 
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