Selezione musicale: Neil Griffiths, Kei Miyata, Saburo Teshigawara
Collaborazione artistica: Key Miyat
Produzione: KARAS / New National Theatre Tokyo
Durata: 60 minuti
Miroku è un vibrante assolo.
Quando il sipario si apre, al centro del palcoscenico è presente solo una macchia rossa: Saburo Teshigawara.
Lo spazio è chiuso su tre lati da pareti bianche su cui vengono proiettate luci in varie tonalità di blu.
I fasci di luce, in armonia con il movimento, formano linee e ombre improvvise che modellano e muovono lo spazio.
Lo spettacolo comincia in una situazione di chiusura e oscurità; seguono giochi di luce in cui il corpo di Saburo si immerge, vibra e passa attraverso una fase di grande interiorità. Una lampadina intermittente calata dall’alto rompe la scena: Saburo la porta davanti al volto e attraverso un gioco di mimica facciale, luci e ombre proietta enormi immagini sulla parete dietro di lui, suscitando forti emozioni nello spettatore. Il corpo di Saburo rinasce, esplode in una danza libera e leggera.
Miroku è uno spettacolo che vuole cogliere l’essenza del movimento; un movimento che riempie la scena e che richiama l’attenzione dello spettatore su ogni dettaglio. La gestualità di Saburo è precisa e molto veloce, a tratti nervosa e a tratti fluida. Un gesto forte e dinamico, ma leggero.
è il tronco il centro del movimento, ma sono soprattutto le braccia che segnano lo spazio disegnando linee molto precise; Saburo usa le gambe per muoversi nello spazio, per “staccarsi dal pavimento”, dando l’impressione che il corpo sia sospeso nell’aria.
Unici sostegni alla danza sono i giochi di luce e la musica, entrambi in armonia con il movimento.
Alla mattina, con la tazza del caffè in mano, dieci minuti di simpatia tutta bolognese.
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