 Se comprate il salame più economico, se saltate la visita dal dentista, se vi sentite poveri, leggete che pacchia era..
IL MARZIANO
Il Resto del Carlino 27 dicembre 2012
Il pranzo di Natale del '45
Se comprate il salame più economico, se saltate la visita dal dentista, se vi sentite poveri, leggete che pacchia era il dicembre 1945 a Bologna. Le (sole) due pagine del Carlino mostravano una miseria profumata di pace, di libertà e di tanta fame. Dal 1936, gli italiani si erano adattati ai surrogati, ai cibi autarchici e al razionamento. Negli anni di guerra, le riviste femminili suggerivano ricette indimenticabili: salsa di patate, costolette di riso, pandolce di guerra, insalata senz’olio, caviale sintetico. Per il Natale ’45, le bolognesi realizzavano ancora quei miracoli. Borsa nera e approfittatori offrivano a prezzi esagerati olio, uova e caffè vero. Il gerente del bar Arena di via Indipendenza era stato denunciato perché vendeva paste fatte con farina di grano e zucchero. Un chilo e mezzo di dolci proibiti dati in beneficienza. In stazione si allestivano 4 carrozze per ospitare il ristorante di stazione, celebre per le lasagne fumanti. Il 22 dicembre era stata annunciata una distribuzione straordinaria di grana, caramelle per bimbi, olio e latte in polvere. Le Manifatture Alimentari Modenesi reclamizzavano l’Ovolina, un prodotto a base di vere uova essiccate per fare frittate e sfoglia. La ditta Bellentani proponeva la scatola con lo zampone cotto in gelatina e i torroni e certosini del biscottificio Gamberini erano esposti in via Portanova. Per il nuovo anno c’era grande attesa. Il cenone tradizionale del ristorante Bolognini in via Mazzini, il veglione con l’orchestra Laurenti al ristorante La Palazzina, il gran ballo di gala con l’orchestra Kristall al ristorante Ubersetto. Il Club 8 B precisava ai clienti che, per il veglione, era ammesso l’abito da pomeriggio. Infine, un annuncio straziante: “Causa rottura contratto, l’Orchestra Bussoli da oggi è disponibile”. Se qualche musicista dell’orchestra Bussoli è ancora in giro, scriva al Carlino e ci dica se riuscirono a suonare, in quel misero e meraviglioso capodanno del ’46.
Buon anno a tutti.
Serafino D'Onofrio
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