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Il Marziano
Il Resto del Carlino 18luglio 2012
Alla scoperta della zona rossa
La sera del 6 maggio 1976, nella sezione socialista di Crevalcore, c’è un'assemblea importante. Si decide l’acquisto della sede del Partito. Ma, alle 9 spaccate, una scossa manda per aria tavoli, sedie e librerie. E’ il terremoto del Friuli (6.4 di magnitudo). Tutti in piazza, fino a tarda notte, per smaltire la paura.
Sono passati 36 anni da quella terribile sera e l’orologio della chiesa di Crevalcore, in fondo a via Matteotti, segna le 9 e due minuti. In realtà sono le 11. L’orologio è bloccato sull’ora della seconda scossa letale del 29 maggio 2012. Incontro Silvano, Claudio, Giancarlo e Massimo, compagni di lotta di una vita. Ovunque, volontari in divisa, gipponi militari, tende e camper che ospitano la banca, i Carabinieri e le attività dei negozi inagibili. Davanti alla vecchia Porta del paese, dietro la rete metallica, uno spettacolo spettrale. Qui inizia la “Zona rossa”. Lungo il corso deserto, solo due segnali di vita: la croce verde lampeggiante della farmacia e una bandiera rossa, a metà della strada.
E’ una mattina calda, tutti vanno in bici e si salutano, scherzando. Dopo la grande paura, le persone sono più unite. Ma i rapporti politici nel paese restano ruvidi ed essenziali. Quelli di destra-destra sono ancora i “fasisti“. I socialisti definiscono “comunisti” i militanti del Pd. I pdisti, se accenni ai socialisti, fanno una smorfia di scherno. Fascisti, comunisti e socialisti parlano dei democristiani, con la faccia disgustata. I democristiani ricambiano, alzando gli occhi al cielo e sorridendo. Loro non perdono mai.
A Crevalcore è inagibile anche il cimitero. Fuori dalla tendopoli, c’è il sindaco Claudio Broglia. E’ cordiale, indaffarato e dorme poche ore. Scarica un furgone coi volontari. Silvano gli dice che un cugino piemontese dissidente, dopo averlo ascoltato sul Tg3, ha ripreso la tessera del Pd.
I Vigili del fuoco che ci accompagnano lungo il corso sono simpatici. Dopo il turno di notte a Bologna, si spostano qui. Una giornata faticosa. Io e Silvano abbiamo in testa i caschi gialli e, lungo il corso, solo vetrine vuote e calcinacci. Nella Zona rossa volano i colombi e gli edifici sono pieni di crepe: il Comune, le chiese, la caserma dei Carabinieri, il teatro storico. I pompieri scherzano e si stupiscono che, a metà della strada, su un edificio apparentemente intatto, sventoli la bandiera rossa dei socialisti, che dopo la scossa del 1976, comprarono la sede.
Alla fine del corso, c’è l’edificio inagibile che ospita l’Accademia degli indifferenti risoluti, gli intellettuali del paese, dal 1701. Chiedo dov’è la sezione del Pd. Silvano mi indica una strada laterale accessibile a tutti. Poi, con un sorriso perfido, aggiunge: “Di che ti meravigli? Il Pd riesce a stare sempre fuori dalla zona rossa”.
Serafino D’Onofrio
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